FRANCESCO CANINI di CLAUDIO GIANVINCENZI

Entrando nel sobrio spazio dalle linee moderne della bella galleria Horti Lamiani Wine Art si è subito irretiti, dolcemente risucchiati, dai morbidi colori delle tele di Francesco Canini.

L'azzurro tenue dei dipinti sembra ricreare l'effetto di un'installazione, l'atmosfera di un "ambiente spaziale" fontaniano: una vera magia per dei quadri tradizionali, complice anche l'impeccabile disposizione nell'armoniosa nuova sala espositiva inaugurata il 20 settembre proprio con la mostra di Canini.

La sensazione di un tuffo in un'altra dimensione in cui corpo ed atmosfera si fondono aleggia sia all'esterno che all'interno della superficie pittorica, dove una giovane donna, anzi una fanciulla senza età, nuota immersa nella propria solitudine, laddove tale condizione perde qualsiasi connotato di negatività e non somiglia più ad un oscuro abisso, bensì ad un sereno riparo luminoso.

Canini opera quindi una revisione delle metafore, dei topoi tradizionali, pur restando in costante dialogo con la tradizione. All'astrazione egli preferisce la rarefazione di una pittura figurativa forte di un rigoroso studio del nudo, di un accurato lavoro sul disegno e sul colore, di una preparazione della tela tramite strati di velature ottocentesche; molteplici le influenze ed i modelli individuabili: il Carlo Carrà metafisico, il Realismo Magico, la lezione delle correnti Novecento e Valori Plastici, fino ad arrivare all'illustrazione di Lorenzo Mattotti.

Il ritorno alla classicità tuttavia si connota come uno sguardo verso la stessa allo scopo di ottenere una figurazione squisitamente contemporanea come risultato finale di un lungo lavoro di ricerca.
Il presente ed il futuro si costruiscono sulla consapevolezza del passato.
L'effetto conclusivo è infatti quantomai moderno.
Ma è proprio dal frastuono della modernità che l'autore ritaglia uno spazio protetto di quiete: egli dipinge un corpo al di fuori della Storia pur all'interno della Storia stessa (il costume della nuotatrice è elemento temporalmente caratterizzante), al sicuro dalle turbolenze del Tempo inteso sia in senso storico-politico (gli accadimenti sociali) sia metafisico (il suo scorrere che tutto divora e distrugge).

In un tempo ed in uno spazio determinati il pittore scava un luogo ed un momento al di fuori del tempo e dello spazio.
Come in "Ode on a Grecian Urn" di John Keats, l'arte torna ad assumere una valenza eternatrice e pacificatrice: la nuotatrice avrà il privilegio di non uscire più da quel tenero limbo in cui ogni affanno è sospeso.
L'incarnato della ragazza è levigato, quasi etereo, lievemente caldo eppure raggelato da una luce propria che si mescola a quella che si propaga soffusa nelle opere; si tratta di riflessi di luce resi con pennellate leggere che ricordano l'acquerello, a rendere palpabile non tanto l'acqua, bensì il senso dell'acqua, la suggestione emozionale del colore omogeneo sfumato di celeste e bianco.

La nuotatrice è salva dalla vecchiaia, libera da ogni sforzo e tensione (come rivelano i capelli e le mani). Ha gli occhi chiusi, assorta nella propria distanza dal mondo, che pure sembra ad un passo, ma lontano ormai più dalla sua mente che dal suo corpo.

La pace, con il caos tutto intorno alla cornice, fuori, via.
Il tutto sembrerebbe denotare una volontà impolitica, che però dimostra una salda consapevolezza critica: questa creazione di un non-luogo di tregua cosmica lascia supporre un profondo senso di pessimistica stanchezza verso una realtà inclemente e frenetica che intrappola l'Io nella gabbia degli schemi della quotidianità. Mentre la donna nuota libera, esplora con armonica casualità la profondità dell'acqua, metafora dell'Io, o del grande Altro, magari solo per un attimo, ma almeno uno scampolo di eternità.

Se l'uomo della modernità è smarrito nel marasma, la donna di Canini si perde nella pace. A volte ci mostra il volto, un viso dai tratti vaghi, giacché l'arte deve essere universale.
Si lascia accarezzare dall'acqua, dalla propria vuotezza positiva: un vuoto d'accidenti riempito d'assoluto.

Il pittore esclude qualunque tipo di turbamento: la nuotatrice è pudica nella propria libertà, trasuda libertà nella totale assenza di pulsione erotica.
Si tratta di esperienze sensoriali da captare puramente col pensiero sgombro.

Lo sguardo dell'osservatore scivola sulla tela ed addosso alla nuotatrice, che non vi bada. Ispira silenzio, assorbimento.
La nuotatrice di Canini è una divinità acquatica desacralizzata, terrena, ma improfanabile nella sua placida, superiore, infinità.

Claudio Gianvincenzi per Tribe Art
(25 settembre 2006)


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